Casco da moto con realtà aumentata e interfaccia vocale

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Un casco da motocicletta con sistema di realtà aumentata integrato nella visiera è il massimo che potrebbe mai desiderare un motociclista. Ovviamente non quello che gira in maniche corte, ciabatte e scodella in testa. Parliamo del vero motard, che sia metropolitano o mototurista.

Fermo restando il fatto che la sicurezza è una priorità assoluta, perché rinunciare alla comunicazione in movimento, la navigazione satellitare, una visione più ampia della strada e magari a qualche strumento di alert?

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"Mi trovavo nel traffico mattutino quando un automobilista disattento mi ha colpito dietro e così sono caduto dalla moto", ha raccontato Ryan Shearman, fondatore di Fusar Technologies, durante l’Augmented World Expo 2014. "Le ruote nel cervello hanno iniziato a girare: come potrei rendere l’uso della moto più sicuro?".

 

La risposta è stata in un cyber-casco che monta una sorta di sistema analogo ai Google Glass. "Guardian" come tutti i caschi statunitensi ha una certificazione DOT, quindi la sicurezza di base è assicurata. Dopodiché monta una logic-board (Arduino?) con sistema operativo Android, due videocamere wide e alcune elementi del visore Epson Moverio.

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Augmented reality device easier on eyes

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Augmented reality technology enables goggle-like devices – akin to Google Glass – that you wear on your head to superimpose computer-generated images onto your direct view of the physical world.
    
A major limitation of this kind of augmented reality (AR) technology is that moving back and forth between a 2-D image on the screen and a 3-D world in front of you causes eye strain, unless you’re looking at something far away.
    

augmented world‘s insight:

 

Now, a new device developed by researchers at the University of Arizona in Tucson and the University of
Connecticut in Storrs is making AR technology easier on the eyes for short-distance applications, too, by superimposing 3-D images instead of 2-D.

"Minimizing visual discomfort involved in wearing AR displays remains an unresolved challenge. This work is making a significant step forward in addressing this important issue," said first author Hong Hua of the University of Arizona.
    
"A lightweight, compact and high-performance Google Glass-like device – called an optical see-through head-mounted display (OST-HMD) – could potentially be a transformative technology to redefine the way we perceive and interact with digital information," Hua said.

For example, it could one day allow a doctor to see computed tomography (CT) images overlaid on a patient’s abdomen during surgery or provide a new way to train soldiers by incorporating 3-D virtual objects into real-life environments.

AR goggles for long-distance viewing don’t always cause eye strain; some of these eye-friendly designs are actively used for military applications.

But short-distance designs – in which you would focus simultaneously on a 2-D screen and a 3-D world immediately around you – do cause visual discomfort, due to the so-called accommodation-convergence mismatch problem.

The device developed by Hua and her colleague Bahram Javidi of the University of Connecticut solves this problem for OST-HMDs by superimposing a 3-D image, rather than the standard 2-D image, onto the 3-D view of the real world.
    
To create the 3-D image, the researchers developed a technology called microscopic integral imaging display. In this technique, a tiny, high-resolution screen produces views from different perspectives of the 3-D image you want to superimpose.

The views then combine to reconstruct a 3-D scene that’s sent through a specially shaped optical lens – called a freeform eyepiece – and into the eye. The lens, based on an emerging technology known as freeform optics, also allows you to directly see the real-life scene before you.
    
There’s no conflict in how your eyes focus, giving you a much more comfortable version of augmented reality, Hua said. The research is published in The Optical Society’s (OSA) open-access journal Optics Express.

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Italian Furniture Design, una fiera virtuale 3D

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Una fiera virtuale in 3D dedicata al settore dell’arredo, del design e più in generale all’intero sistema casa. È Italian Furniture Design, primo evento al mondo di questo tipo che andrà in scena mercoledì 4 e giovedì 5 giugno, dalle ore 08:00 alle 18:00, in concomitanza con la Giornata Mondiale dell’Ambiente istituita dall’ONU nel 1972. L’iniziativa, promossa dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza, è stata organizzata in collaborazione con UniCredit.

 

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Un appuntamento 100% online, il cui obiettivo principale è quello di fornire una vetrina per i buyer e gli studi di architettura internazionali, che potranno così incontrare le imprese all’interno di stand virtuali, impersonando degli avatar riprodotti in tre dimensioni.

 

Saranno 3D anche i prodotti esposti, affiancati da brochure, materiale informativo e promozionale, video dimostrativi e biglietti da visita. Nel comunicato stampa giunto in redazione si legge che parteciperanno oltre 40 operatori russi (grazie all’Agenzia ICE di Mosca), l’azienda Promos specializzata nell’internazionalizzazione e nel marketing territoriale, Confartigianato, MCX Material ConneXion Italia, Enterprise Europe Network, Innovhub e Interiors , portale che dal 2001 si occupa delle evoluzioni in tema di design.

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La realtà virtuale prende il sopravvento al cinema con “The Congress”

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“Essendo un ottimista, credo che la scelta di attori in carne ed ossa prevarrà e spero che ‘The Congress’ fornisca un piccolo contributo nel raggiungimento di tale obiettivo”. Parola del regista Ari Folman che dopo “Valzer con Bashir” del 2008 ha diretto “The Congress”, basato sul romanzo “Il congresso di futurologia” di Stanisław Lem e che finalmente il 12 giugno vedremo sbarcare nei nostri cinema, distribuito dalla Wider Films. Pellicola presentata in anteprima alla 66esima edizione del Festival di Cannes il 16 maggio 2013, come film d’apertura della Quinzaine des réalisateurs, e che in Francia fu distribuito subito dopo, il 3 luglio 2013. Protagonista del film Robin Wright, che interpreta una versione fittizia di se stessa.

 

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Attrice ormai in declino e con un figlio ammalato gravemente, la Wright si impegna a cedere i diritti di sfruttamento della propria immagine ad uno studio cinematografico: verrà scannerizzata nel corpo e nelle emozioni per dar vita ad un’attrice digitale per sempre trentenne.

Lei non potrà recitare mai più e lo studio potrà utilizzare la nuova attrice virtuale in qualsiasi modo ritenga opportuno (“Mentre a Los Angeles cercavo una location adatta a girare la scena della scansione – dichiara Ari Foman -, sono rimasto scioccato quando ho saputo che una stanza di quel tipo esisteva già”). Il contratto ha validità per 20 anni. Passato questo arco di tempo l’attrice reale si troverà, ormai sessantenne, a dover fare i conti con la nuova era dove il virtuale ha preso il sopravvento.

Da questo momento lo spettatore è catapultato in un ricco mondo animato dove la chimica fa da padrona: non esistono tanti film di cui tanti hanno memoria, ma esistono tante storie di finzione per quante persone esistono e, per di più, queste non sono condivisibili. Ognuno si costruisce la propria storia in un disperato bisogno di autodeterminazione.

 

Qui il film sembra lasciare la riflessione sul mondo del cinema – tranne nel suo concetto di fama e di star che si perde e non ha più significato e valore visto che nessuno avrà più la stessa memoria e gli stessi ricordi degli altri esseri umani – per portarsi ad una riflessione su una realtà virtuale che prende il comando spingendosi oltre il grande schermo. Ma in questa parte il film sembra un po’ perdersi, farsi troppo artificiale e poco comprensibile, nonostante le tante citazioni avrebbero potuto aiutare di più lo spettatore alla sua leggibilità, forse perché queste sono poco evidenti e chiare.

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Second Life, il ritorno: mondi sempre più reali con Oculus e PrioVR

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LE TECNOLOGIE ora sono mature. Caschi e tute con sensori di movimento incorporati, network più veloci, banda larga diffusa: tutto è pronto per la rivincita dei mondi virtuali. Lo dice Philip Rosedale, papà di Second Life: l’universo nato nel 2003 con il proposito di garantire un’altra vita sul web, grazie a un alter ego fatto di bit.

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La seconda chance online si è rivelata una meteora, ma lui ha deciso di riprovarci. High fidelity, alta fedeltà, è il nome del suo nuovo progetto. Ci sta lavorando da quasi un anno, in silenzio, e i primi risultati sono stati appena presentati alla conferenza sulle realtà virtuali: a Mountain View, nella Silicon Valley. Nessuna data di consegna al grande pubblico è ancora prevista.

 

"Al momento siamo in una fase di ricerca e sviluppo, però speriamo di rilasciare il prodotto entro il prossimo anno", dice Rosedale a Repubblica.it. "Le recenti evoluzioni tecniche renderanno possibile costruire nuovi mondi virtuali. In grado di competere 
persino con la realtà. Degli universi interconnessi tra loro, grandi come la stessa Internet. Nelle versioni precedenti gestire l’ambiente elettronico circostante con un mouse e una tastiera era troppo difficile: un grosso problema per la maggior parte degli utenti". 

Così il fisico californiano spiega la sua scelta: fare un passo in avanti e buttarsi il passato alle spalle. Nel 2010 ha lasciato il posto di Ceo a Second Life e nel 2013 ha abbandonato anche il board dell’azienda Linden Lab, il cuore di tutto, per lavorare solo su High Fidelity. Un distacco netto, almeno sul piano formale, da quella piattaforma che oggi, nonostante sia lontana dai riflettori dei media, sembra continui ad aver vita propria.

 

Almeno facendo  fede ai dati forniti dall’impresa: calcolate un milione di visite e 400mila nuove registrazioni ogni anno. Per un guadagno presunto di circa 750mila dollari. Senza però avere alcun piano per l’innovazione interna né una strategia per il futuro. "Semplicemente – ha polemizzato Fee Berry, un’ex collaboratrice del gruppo americano, licenziata lo scorso giugno – chi dirige Linden Lab sembra non aver compreso le potenzialità del prodotto".

 

Precisa Rosedale: "Con Second Life collaboreremo ancora, riceviamo alcuni finanziamenti da Linden Lab e lavoriamo a stretto contatto con il loro team. Ma High Fidelity è un progetto molto ambizioso, basandosi sulle nuove tecnologie è molto più proiettato verso il futuro della mia invenzione precedente".

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