Londra: il grande tunnel si esplora con la realtà aumentata

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All’Engineering Design Show 2013 verrà presentato il progetto del Thames Tideway Tunnel, e la società Inition ha sviluppato delle applicazioni in realtà aumentata per coinvolgere i cittadini nella comprensione nei dettagli dell’opera.

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Come illustrare il progetto di un grande tunnel ai cittadini se non portandoli in un viaggio esplorativo in realtà aumentata? Il Thames Tideway Tunnel è una di quelle infrastrutture destinate inevitabilmente a far parlare di sè, e comunicare ai londinesi nel modo più corretto la necessità e la funzionalità dell’opera che dovrebbe mantenere pulite le acque del Tamigi, è molto importante.

 

All’Engineering Design Show 2013, in programma a Coventry il 2 e 3 ottobre prossimi, infatti, uno stand apposito avrà il compito di presentare i dettagli del grandioso progetto, e la società Inition renderà il tutto molto più interattivo grazie ad alcune applicazioni in realtà aumentata: uno spaccato di una normale strada di Londra che costeggia il Tamigi potrà essere esplorato a tre dimensioni per vederne le attuali condizioni, dalla superficie fino al letto del fiume, inquadrandone il modello fisico con un dispositivo mobile.

I visitatori, inoltre, potranno manovrare in tempo reale una macchina per perforare la galleria del tunnel usando un iPad, nonché disegnare planimetrie per le aree pubbliche o progettare alcune fasi dei lavori.
Animazioni e modelli tridimensionali interattivi fanno della realtà aumentata uno degli strumenti più efficaci per coinvolgere in modo originale e innovativo la cittadinanza nei preparativi di una grande opera importante per la vita della città.

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Persi miliardi di euro ogni mese. Colpa dei ritardi dell’Agenda Digitale

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 IL RITARDO NELL’AGENDA DIGITALE COSTA ALL’ITALIA UN MILIARDO DI EURO AL MESE 

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La rivoluzione digitale per la Pubblica Amministrazione è una scelta obbligata per “ristrutturare il Paese”. Il primo report dell’Osservatorio Agenda Digitale consegnato a Francesco Caio, nell’incontro con gli onorevoli Linda Lanzillotta, Marco Meloni e Antonio Palmieri.

 

Procrastinare l’adozione di interventi concreti per l’Agenda digitale italiana – dalla fatturazione elettronica alla sanità digitale, dal cloud computing all’eProcurement, dai pagamenti elettronici alla conservazione elettronica degli archivi fiscali – impedisce di cogliere benefici economici pari a circa 1 miliardo di euro ogni mese per il Sistema Paese.

 

É la stima dell’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, presentata questo pomeriggio in occasione del incontro-dibattito con Francesco Caio, Commissario per l’attuazione dell’Agenda digitale, che si è tenuto presso l’Aula De Carli del Politecnico di Milano, a cui hanno partecipato il rettore dell’ateneo Giovanni Azzone, i docenti Umberto Bertelè, Mariano Corso, Alfonso Fuggetta, Alessandro Perego e Andrea Rangone, gli onorevoli Linda Lanzillotta, Marco Meloni e Antonio Palmieri.

 

Secondo l’Osservatorio Agenda Digitale, la piena attuazione degli interventi necessari a realizzare una rivoluzione digitale genererebbe importanti vantaggi economici per il Sistema Paese, a cominciare da una maggiore efficienza nella Pubblica Amministrazione. Nel dettaglio, un’adozione spinta e pervasiva della Fatturazione elettronica verso la PA potrebbe portare un risparmio di 1,1 miliardi di euro l’anno, mentre l’introduzione di soluzioni informatiche nei processi in Sanità potrebbero generare risparmi per 6,5 miliardi di euro l’anno. Il corretto ricorso a infrastrutture Cloud, invece, vale 1 miliardo di euro in tre anni e lo sviluppo di negoziazioni online attraverso strumenti di eProcurement 5 miliardi di euro ogni anno, passando dall’attuale 5% di transato online sulla spesa pubblica per beni e servizi al 30%.

 

Infine, l’auspicata riduzione dei pagamenti con il denaro contante è in grado di far recuperare 5 miliardi di euro in Italia dall’evasione fiscale sul sommerso, se si incrementasse la quota di pagamenti elettronici dall’attuale 20% al 30% del totale, a cui si aggiungono i vantaggi della conservazione elettronica degli archivi fiscali, in grado di rendere più rapidi i controlli, per altri 10 miliardi di recupero fiscale.

 

In base a queste stime, considerando solo i benefici più facilmente perseguibili e rapidamente monetizzabili, ogni mese di ritardo nell’attuazione dell’Agenda Digitale costa 995 milioni di euro di mancati risparmi per il Sistema Paese. Un dato che dimostra come l’attuazione dell’Agenda Digitale italiana non rappresenti più solamente un’opportunità da cogliere per lo sviluppo del Paese, ma una scelta obbligata e improcrastinabile per recuperare competitività e uscire dalla crisi.

 

Per raggiungere tale benefici, è indispensabile affrontare un ‘gradino iniziale’, rappresentato dai costi di sviluppo necessari a superare vincoli normativi, arretratezze infrastrutturali e lacune culturali sulle opportunità della digitalizzazione. Ma un miliardo di euro al mese costituisce un tesoro importante per finanziare direttamente questo investimento. Gli sforzi vanno concentrati su quegli ambiti che consentono di recuperare velocemente risorse da reinvestire in quella rivoluzione digitale che dovrà portare a una vera e propria ‘ristrutturazione’ del Paese.

L’Agenda Digitale infatti non è solo una leva di efficienza nella Pubblica Amministrazione, ma anche un’opportunità di crescita per le imprese (ad esempio 6 miliardi di minori costi nell’ipotesi di aumento dal 5% al 15% della digitalizzazione dei processi commerciali), di nascita di nuove startup (con un impatto sul PIL dello +0,2% grazie ad uno stanziamento di 300 milioni di euro l’anno in fondi Seed) e di risparmio per le famiglie (ad esempio 3 miliardi di euro l’anno, grazie ad una crescita dei mercati digitali nell’ipotesi che passi dall’attuale 2,6% al 10% l’utilizzo dell’eCommerce B2c).

 

Rappresenta inoltre l’occasione per creare un assetto di infrastrutture di comunicazione in linea con quello delle economie più avanzate e per diffondere nel Paese una cultura digitale.In poche parole, Agenda Digitale significa ristrutturare il Paese, superando le inerzie e le resistenze al cambiamento. Al Governo e al Parlamento spetta il compito di adottare con celerità misure adeguate. Per la riorganizzazione della PA, oltre a leggi e piani pluriennali, servono poteri straordinari a manager che ripensino l’organizzazione e la concezione delle diverse strutture per sfruttare appieno le potenzialità all’ICT e valorizzare le migliori professionalità. Serve poi un regista che limiti le sovrapposizioni, eviti i buchi di competenze e favorisca la massima interrelazione fra le diverse strutture pubbliche: centrali, regionali e locali. E, proprio riguardo al rapporto fra i diversi livelli della PA, è auspicabile ristabilire una corretta gerarchia delle decisioni e una vera responsabilizzazione, con il rispetto dei budget da parte delle entità locali.

 

L’Osservatorio Agenda Digitale, nato per individuare gli ambiti prioritari di realizzazione dell’Agenda e per stimarne i benefici, attraverso unavisione sistemica ed un approccio concreto fondato sull’evidenza empirica, si propone in futuro di monitorare l’impatto delle misure messe in atto a livello politico, per favorire un confronto basato su best e worst practice, e per misurare gli impatti per il Sistema Paese nel suo complesso.

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Amazon rivoluziona l’editoria online.

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La prima settimana di settembre si apre con molte novità interessanti dal mondo informatico e digitale. 

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In arrivo nuovi bundle con libro cartaceo e copia digitale

 

Il colosso americano si prepara a rivoluzionare per l’ennesima volta il settore dell’editoria, tanto che chi ha insinuato in questi anni che la carta stampata ha i giorni contati, non potrà far altro che ricredersi.

Nonostante il passaggio da cartaceo a digitale abbia influenzato giornali, case editrici e lettori, arriva proprio da un big del settore informatico come Amazon una novità che farà saltare di gioia tutti gli amanti della lettura.

 

La società di Jeff Bezos ha infatti presentato MatchBook, un nuovo servizio simile al già collaudato AutoRip, che permetterà ai lettori di portarsi a casa, gratuitamente o con una spesa massima di 2,99$ per libro, una copia digitale per ogni libro acquistato tramite il negozio online di Amazon.

Assieme alla copia cartacea verrà quindi rilasciata tramite l’account associato, anche una copia digitale da leggere comodamente nel proprio Kindle o su PC, Mac, tablet e smartphone dotati dell’app proprietaria.

 

La nuova iniziativa, che al lancio offrirà oltre a 10.000 libri, sarà retroattiva in modo da garantire una copertura di tutti i libri pubblicati dal 1995 (data di apertura di Amazon.com) ad oggi e comprenderà tutte le feature studiate appositamente per gli ebook come Whispersync, X-Ray e Polular Highlights.

 

La strategia di Amazon era attesa ormai da molti, complice un mercato che vedeva di buon occhio le nuove tavolette e-ink ma ancora troppo legato al profumo della carta per concentrarsi unicamente sulla versione digitale. Il nuovo servizio, oltre ad accontentare l’enorme bacino di clienti che utilizzano quotidianamente gli e-reader Kindle, taglierà le gambe ad una miriade di altre società concorrenti, prive di un servizio così completo nel campo editoriale.

 

Per quanto riguarda il Bel Paese, non si conoscono ancora le date ufficiali ma è probabile che un accordo con le case editrici venga raggiunto già nei prossimi mesi.

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Booktab, come trasformare un libro scolastico in una app

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Secondo l’Agenda digitale, entro quest’anno tutti i testi dovranno avere una versione interattiva. 

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Entro quest’anno scolastico tutti i libri acquistati dagli studenti dovranno avere un versione digitale, secondo quanto previsto dall’ Agenda digitale. Non un comune pdf, ma un ebook interattivo. È su questo che punta per far crescere ancora il proprio business l’ex startup Dudat, nata nel 2003 con l’obiettivo di creare prodotti e piattaforme digitali. Dall’inizio del 2012 Dudat infatti è attiva con un progetto di migrazione dei testi scolastici che consente agli editori di creare, o semplicemente pubblicare tutti i propri testi all’interno dell’app Booktab. Questa consente allo studente di sincronizzare la propria attività, dai compiti alle sottolineature, fra computer e tablet. Da settembre 2012 hanno utilizzato Booktab circa 15mila utenti fra studenti e docenti, ma a catalogo lo scorso anno c’erano ancora pochi libri, ci ha spiegato Fabio Fellini, uno dei tre co-fondatori di Dudat: “ Quest’anno abbiamo circa 300 titoli e ci aspettiamo molti più utenti”.

A che punto siamo con la digitalizzazione dei testi scolastici?

"Grosso modo il 100% delle novità e il 70% dei testi in uso hanno una versione digitale, ma entro l’anno scolastico corrente dovranno tutti essere a norma".

Che uso viene fatto di questi prodotti?

"Nella migliore ipotesi ci sono studenti che usano solo libri digitali e lo fanno esattamente come prima si faceva con il libro di carta. Ci sono alcune sperimentazioni con circa 200 classi in Italia che fanno così. Nelle altre classi molto dipende dai docenti, che devono compiere una scelta precisa nell’adozione del testo".

Cosa offre in più un libro digitale?

"Ci sono espansioni che mancano in quello di carta. Nella versione digitale le cinque immagini che un libro normale utilizza per spiegare un concetto vengono sostituite da photogallery, animazioni e video, con un audio che approfondisce i temi principali".

Studiare su un tablet non mette l’alunno a continuo rischio di distrazione?

"Per i nativi digitali, a livello di distrazioni, non c’è differenza: se non ricevono le notifiche dal tablet le ricevono dallo smartphone".

Qual è il vostro modello di business?

"Ci occupiamo di editoria dal 2007, ma Booktab è stato reso pubblico solo nel 2012. Lo studente non paga nulla, i nostri clienti sono gli editori che ci pagano per mettere i loro testi a disposizione nella nostra app o per creare l’edizione digitale di un loro volume. Gli editori di scolastica sono pochi, quindi conquistare un singolo editore per noi significa aggiungere svariati libri. Gli editori importanti in Italia sono una decina e noi lavoriamo con sei di loro, tre dei quali costituiscono l’80 per cento del mercato".

Rimarrete in Italia o pensate a un mercato globale?

"Abbiamo avuto qualche contatto con Inghilterra e Portogallo, ma per il momento siamo concentrati sull’Italia perché il mercato qui è accelerato molto dalla normativa, mentre nel resto d’Europa c’è più libertà. Inoltre in Italia essendoci pochi editori c’è una particolare concorrenza e questo si concretizza con una rincorsa alla creazione di contenuti originali, sia per la carta che a maggior ragione per il digitale".

Chi sono i vostri concorrenti e perché il vostro prodotto dovrebbe essere migliore?

"Il nostro principale rivale è Scuolabook, che è stato il primo sul mercato, ma all’inizio distribuiva solo PDF da sottolineare. Ce ne sono poi altri, ma non hanno quote di mercato rilevanti o non offrono il servizio via tablet".

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Google Glass, in ritardo in Europa

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Se siete tra quelli che stanno aspettando con trepidazione l’uscita dei Google Glass, fareste meglio ad armarvi di pazienza: perché gli occhiali a realtà aumentata del colosso di Mountain View non arriveranno tanto presto qui in Europa.

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Il motivo principale di questo "ritardo" è principalmente legato a problematiche relative alle attuali leggi sullaprivacy; stando infatti a quanto riportato dalla stessa Google durante un incontro con alcuni giornalisti, l’azienda sarebbe ancora al lavoro per studiare un sistema che permetta agli utenti di sfruttare tutte le potenzialità dei Google Glass senza però violare l’attuale normativa sui dati personali che è presente in Europa – sostanzialmente differente da quella prevista dalla legge americana.

Basta pensare che la loro possibilità di utilizzare funzioni di riconoscimento facciale per ottenere informazioni su una persona, giusto per fare un esempio, viene a scontrarsi proprio con la normativa attualmente vigente in Italia ed Europa, ragion per cui è necessario una "correzione" del sistema di funzionamento per poter commercializzare effettivamente i Google Glass anche da noi.

 

Oltre a questo, però, sembra che anche il possibile prezzo possa essere un intoppo; nonostante Google non abbia dato alcuna indicazione a riguardo – anche sealcuni rumors sostengono che possa variare tra i 300 e i 400 dollari – il solo fatto che gli sviluppatori americani abbiano la possibilità di provarli in anteprima pagando una cifra di circa1.500 dollari fa pensare che gli occhiali a realtà aumentata dell’azienda di Mountain View saranno tutt’altro che a buon mercato.

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